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Curiosità: |
La storia di Siddartha Gotama - Buddha l'illuminato Siddartha era figlio del governatore di uno dei piccoli e bellicosi regni dell'India del nord, tra il Gange e il Nepal. La stirpe guerriera era quella degli Sakya ("potenti"). Egli trascorse la prima parte della sua esistenza nel lusso e nella mondanita' della casa paterna, dove ricevette un'educazione legata al suo rango. Si sposo' a 16 anni e all'eta' di 29 anni decise di abbandonare tutto e tutti. Infatti, non avendo mai conosciuto alcun aspetto veramente negativo della vita, rimase un giorno letteralmente sconvolto al vedere, in un villaggio, un vecchio decrepito, un malato grave e un corteo funebre. Improvvisamente capi' che esistevano anche le malattie, la vecchiaia e la morte. Incontro' un povero asceta che aveva rifiutato volontariamente ogni ricchezza e piacere della vita e che errava felice per la campagna: decise cosi' di seguire il suo esempio. In quei tempi, che segnavano l'inizio della speculazione filosofica indiana, non erano pochi gli uomini che abbandonavano il mondo per dedicarsi a una vita di meditazione. Il Buddha dunque visse per sette anni nella foresta, sottoponendosi -sotto la guida di vari maestri- a digiuni e privazioni d'ogni genere, al fine di conseguire la pace interiore e la conoscenza della verita'. Ma non rimase soddisfatto di questa vita. Abbandono' ogni maestro e decise di ricercare da solo la via della Liberazione (mukti). A 35 anni, giunto alla soglia della morte per esaurimento, una notte, mentre era seduto ai piedi di un albero, sprofondo' nei suoi pensieri pervenendo all'Illuminazione (Buddha infatti significa "illuminato" o "risvegliato"). Essa consisteva nel rifiutare sia una vita di piaceri, perche' troppo effimera, che una vita di sofferenza volontaria, perche' fonte di orgoglio. Al momento del "Risveglio" Siddartha credette di riconoscere quattro verita' fondamentali dell'esistenza: 1) la realta' dell'esistenza personale e del mondo esteriore e' dolore, consistente nell'invarianza delle sue condizioni: nascita, malattia, morte, mancanza di cio' che si desidera, unione con cio' che dispiace, separazione da cio' che si ama; 2) l'origine del dolore e' il desiderio di esistere, il bisogno del piacere e anche il suo rifiuto; 3) questa sete generatrice delle rinascite va estinta nel Nirvana (il desiderio va eliminato); 4) la via che conduce all'arresto del dolore e' il Dharma (cioe' l'Ottuplice Sentiero). Insomma, Siddartha ad un certo punto si rese conto che l'ascetismo estremo non faceva che respingere a livelli piu' profondi di coscienza gli impulsi e gli istinti, rafforzandoli anziche' sradicarli. La retta via, disse Buddha, sta nel mezzo (Via Mediana). Il segreto della felicita' sta nell'accettarsi cosi' come si e', rinunciando ai desideri, la cui consapevolezza rende infelici non meno della loro realizzazione. Infatti ogni desiderio soddisfatto porta a maturarne un altro ancora piu' grande. La condizione suprema della felicita' e' quella del Nirvana, in cui l'uomo e' felice pur non desiderandolo, e' felice perche' ha vinto l'Illusione cosmica. |